Nulla è così intriso di momenti vissuti, ricordi, come i nostri vecchi vestiti, anche se, per svariati motivi, ad un certo punto della nostra vita quella maglia o quel particolare paio di pantaloni lo indossiamo per l’ultima volta e poi lo dimentichiamo in un cassetto o in un sacco nella cantina di casa.
Ormai privi di un corpo dove potersi adagiare sembra che essi non abbiano più alcuna utilità, anche se potremmo affermare che, in qualche modo, questi vestiti hanno lasciato un’impronta, un segno o un’ombra nella storia della nostra vita.
Il mio obbiettivo fin da subito in quest’opera è stato tentare di mettere su tela la storia che i miei vecchi vestiti vorrebbero raccontare, tramite le loro pieghe, decalcomanie, laccetti, bottoni e ogni particolare che li compone. Una storia che racchiusa in un rettangolo di 193 cm di altezza e 65 cm di larghezza, le dimensioni spaziali del mio corpo, è un sovrapporsi di momenti e situazioni a volte poco definibili che ad oggi hanno formato la mia persona.
Dove l’impronta di un cappuccio si sovrappone al colletto di una maglietta o alla tasca di un paio di pantaloni, dove macchie più scure e segni di vernice nera saturi tentano di essere lo specchio di giornate, settimane e anni a volte belli a volte cupi, emerge come quest’ammasso di tessuto e fili mi ha inconsapevolmente accompagnato e protetto senza avere nulla in cambio.
È così che il concetto di Materia Sensibile ha preso forma nel mio lavoro, sensibilità nel provare a ridare vita e anima a vestiti fatti di materia apparentemente morta ma con la capacità di assorbire ricordi, ricordi che ho cercato di tirare fuori, a tratti fare apparire, attraverso un segno nella realtà.
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